L’importanza di crearsi il proprio spazio.

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Questa riflessione nasce dall’esigenza di rispolverare la mia vecchia scrivania. Quella stessa scrivania montata e quasi mai utilizzata nella cameretta di Tommaso prima che lui arrivasse nelle nostre vite.

Il mio lavoro sta evolvendo e sempre più spesso mi capita di dover lavorare da casa, avere uno spazio dove poter lasciare le mie cose: il mio computer, i miei appunti, la mia agenda, il mio tablet, è diventato imperativo.

Ma non è di questo che voglio parlare, ormai sapete che questo piccolo angolino è molto più introspettivo di quanto fossi disposta a scommettere qualche mese fa.

Il punto è che caricata a molla con questa faccenda della scrivania, sono giunta ad un accordo con Michi, ovvero che se voglio uno spazio per la scrivania, devo occuparmi di trovare un posto per tutte quelle cose contenute nella cassettiera che attualmente si trova al posto della mia futura scrivania.

L’inghippo risiede nel fatto che per svuotare quella cassettiera occorre spostare quello che vi è contenuto, e questo può avvenire solo in due casi:

1- hai uno spazio libero dove poter migrare il contenuto della cassettiera.

2- Non hai uno spazio libero, pertanto dovrai creartelo.

Quindi tutta sta manfrina per dire che se vuoi fare spazio per qualcosa, in qualche modo te lo dovrai creare.

E questa cosa, non vi sembra tremendamente metaforica?

Gli anni che sto vivendo da qualche tempo a questa parte mi stanno portando una mole di insegnamenti che nemmeno negli anni d’oro della facoltà di filosofia ho ricevuto.

Di fatto per trovare il tuo spazio non basterà spintonare un po’ di qua e un po’ di là, strizzandoti fra la te del passato e la te del futuro. Se vuoi fare spazio per come la vedo io, devi sacrificare una parte di te.

Quale?

Diamo il via alle opinioni non richieste, comincio io che di solito sono la capa dei consigli e delle uscite, per l’appunto, non richieste.

Ebbene secondo me se sei in quella fase nella quale devi operare una scelta fra la te del passato e quella del futuro… io getterei via quella del futuro.

Nulla di macabro quello che sto per dire, solo una constatazione. La te del passato non puoi fare a meno di tenertela, siete come due gemelle siamesi, dovresti fare un’operazione a cervello aperto (si può dire?!) per fartela esportare dalla memoria e lasciarla cadere nell’oblio for ever and ever.

Ma la te del futuro, quella persona non c’è ancora, non esiste. E’ solo un’idea. Tu pensi di diventare quella persona li, ma di fatto è un ingombrantissimo spazio vuoto.

E’ come avere tantissime cartelle sul desktop del tuo pc con nomi altisonanti tipo “progetto lavoro 2019”, “casa dei sogni 2020”, “più magra di 20kg 2021” e poi aprirle e non trovarci nulla. Non una foto, non un file… nulla.

Sono li solo per occupare del gran spazio sul tuo desktop, per niente.

Ma se tu dai spazio a quella che sei oggi, ecco allora sarà più facile per te prenderti il tempo di comprarti un nuovo computer grazie al “progetto lavoro nel 2019”, in questo modo avrai uno spazio più grande nella “casa che avrai acquistato nel 2020” e pensa come sarai magra dovendo correre a destra e sinistra per raggiungere una stanza o l’altra nel 2021!

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Stabilire le priorità: Da dove iniziare e chi mettere a tacere

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Se mi interrogassi su quale sia il regalo non acquistabile che vorrei per questo Natale è: più tempo.

E tuttavia se mi fermo a ragionarci giusto quei due secondi in più, mi accorgerei che il problema non è la mancanza di tempo quanto, piuttosto, dell’utilizzo che ne viene fatto.

In quest’ottica tutto prende un’altra forma e il baricentro si sposta per atterrare esattamente dove è sempre stato. Dentro di noi.

Da quando ho deciso di licenziarmi dal mio vecchio lavoro la domanda che mi viene fatta più di frequente è: “cosa hai fatto oggi?”.

L’ansia mi assale, non tanto perché io mi senta in difetto, ma perché la sensazione è che la mia risposta non piacerà affatto al mio interlocutore il quale, secondo la mia percezione, potrebbe ritrovarsi a pensare: “si ma non avevi cose più urgenti alle quali dedicarti?”.

Quindi ecco che un sonoro “fatevi i ca*** vostri cade a pennello, perché spesso e volentieri, cara persona abituata ad andare a 300 km/h senza concederti il tempo di focalizzare bene la tua meta, correndo a destra e sinistra come una pallina impazzita, perdi più tempo di me che faccio magari solo due passi, ma verso la direzione giusta.

Non è semplice trovare questa consapevolezza, l’ho cercata per anni sentendomi sempre sbagliata, ma la verità era esattamente lì dove non avevo guardato pensando che tanto non vi avrei trovato nulla di utile.

Il punto è che bisogna ridefinire l’importanza delle cose, stare fermi, dedicarsi ad altro, fare una passeggiata, sono tutte cose che sembrano spostare il fuoco verso qualcosa che allontana dalla meta piuttosto che avvicinarci. Ma non è così!

Ci avete mai fatto caso che, se avete un animo creativo, la fantasia vi si accende quando sconnettete il cervello? Quando vi state per addormentare oppure quando state facendo una passeggiata al parco?

Le idee più belle e profittevoli nascono facendo due chiacchiere con gli amici, davanti ad un aperitivo o ancora, concedendosi il lusso di fermarsi.

Quindi, piccolo criceto impazzito, fermati, scendi dalla ruota e guardala da lontano.

Chissà che ti venga in mente la soluzione per farla girare da sola mentre tu ti bevi uno spritz!

Hai detto Podcast?Racconti di nicchia per nostalgici radiofonici

 

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Non so bene quale sia stata la scintilla, ricordo solo che sentii parlare per la prima volta di Podcast quando acquistai il mio primo MacBook.

Dovetti creare il mio account iTunes e navigando fra le varie funzionalità mi imbattei in questa sezione, cliccai sopra con l’ingenuità e l’euforia di chi apre per la prima volta un cestino da picnic e si ritrova a pensare “chissà quali ghiottonerie ci troverò dentro?”.

Mi dettero subito l’impressione di essere dei programmi radiofonici, immaginai che fosse qualche puntata di chissà quale programma, di chissà quale radio che era stata registrata e offerta come contenuto extra nel magico mondo iTunes.

Distrattamente pensai “carino!” e poi mi lanciai nuovamente nel mio cesto da picnic virtuale, nella speranza di trovare qualcosa di più appetibile.

Non sono mai stata un’ascoltatrice radiofonica. Mi sembrava qualcosa di vecchio, di stantio che ormai aveva fatto il suo tempo.

A casa guardavamo soltanto la televisione mentre in macchina, io e mia mamma, che macinavamo ogni giorno una cinquantina di chilometri per arrivare a Milano dove io studiavo e lei lavorava, ascoltavamo musica nel peggiore dei casi oppure cantavamo a squarciagola nel migliore.

Capite quindi che non c’era posto nella mia vita per la radio. Perché dovevo ascoltare qualcuno del quale non conoscevo il volto e che non proponeva nulla di minimamente paragonabile all’uragano emotivo procurato da una canzone?

Passati gli anni di YouTube, poi di Instagram, poi dei blog e via discorrendo sono arrivata fin qua, con la mia identità comunicativa ben formata e tuttavia perennemente in divenire.

Ho sete di scoperta cado perdutamente innamorata di chiunque sia in grado di passare un messaggio, di qualunque cosa esso tratti, ben infiocchettato dentro il suo involucro/forma.

Ecco per esempio che sono andata letteralmente in brodo di giuggiole quando, dopo un manda-manda di consigli su Instagram, sono capitata sul blog di Enrica Crivello.

Ecco lei ha una potenza comunicativa da far venire i brividi. Leggere, guardare e più in generale fruire i suoi contenuti, mi ha scossa a tal punto da sentire la necessità di ridisegnare e riordinare tutta la mia vita.

I suoi messaggi hanno causato una reazione a catena che tutt’ora continua a sconvolgere il mio mondo. In bene.

Insomma lei nelle sue stories di Instagram consiglia spesso qualche Podcast assieme a tante altre cose che no, quelle a dir la verità non catturano molto il mio interesse.

Ma questa cosa dei Podcast è andata a ripescare nei miei ricordi di adolescente in trepidazione, quella sensazione da cesto picnic che oggi come all’ora dava il via ad un meraviglioso processo creativo.

Quindi dopo qualche giorno nel quale ho dovuto metabolizzare domandandomi se effettivamente potessi essere interessata a capirci un pochino di più, sono tornata dal signor iTunes e gli ho chiesto di presentarmi questi famigerati Podcast.

So, here we are.

Eccomi ancora una volta di fronte a una delle tante facce della comunicazione. Ma chi l’avrebbe mai detto che avrei tratto piacere, motivazione e ispirazione personale proprio da questi sconosciuti che tanto avevo snobbato all’inizio della mia carriera nel digital?

Ascoltare un Podcast è come catapultarti in una stanza nella quale tu sei invisibile, il tuo interlocutore è lì, seduto su uno sgabello con delle cuffie e un microfono radiofonico davanti alla bocca.

Le pareti sono nere e insonorizzate, il pavimento è in parquet di rovere e le luci sono soffuse. Lui parla, ti racconta cose che tu non sapevi e stai lì, ranicchiata a terra a nutrirti delle sue parole mentre lui continua a parlare in questa atmosfera intima e densa che ti fa sentire di star guadagnando davvero qualcosa di importante.

Quindi ecco che la meraviglia della comunicazione torna ancora una volta a far mostra di sé, quanti modi di comunicare a seconda del messaggio che si vuole veicolare? Vero??

Non mi stancherò mai di cercarli e di testarli tutti, almeno questo è quello che mi auguro.

DIY – Quadro Lavagna

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I dettagli e gli arredi in casa mia sono arrivati prima che arrivassimo noi, nel vero senso della parola. Quando ancora era tutto precario, quando ancora non ci vivevamo, io un bel giorno ho deciso che era il momento giusto per cominciare a decorare casa (QUI trovate l’articolo nel quale vi parlo di questa fase). Tuttavia ci sono cose che richiedono tempo, una di queste  per quanto mi riguarda sono le pareti. Trovare i quadri, le mensole, i suppellettili e soprattutto la giusta disposizione di tutto questo non è sempre semplice, se sei fortunato vieni colto da illuminazione ed in men che non si dica hai le idee chiare su come arredare i muri di tutta la casa, ma il più delle volte non è così…

Ora posso dire, dopo quasi due anni che viviamo in questa casa, di aver capito quanto meno la disposizione dei quadri alle pareti.

Volevo una stampa centrale, posta esattamente sopra la televisione, tuttavia non riuscivo a trovare (e tutt’ora non ci riesco) a trovare quella stampa che come dire… “ne valga la pena”. Però, però… ero stufa di guardare la televisione con quella vastità di bianco che la circondava così ho pensato di realizzare qualcosa di provvisorio e mutevole fino a quando non avrò trovato quello che realmente sto cercando.

Ecco che mi è venuta l’idea di questa lavagna che si crede un quadro, in che senso? Nel senso che ho preso un quadro con una stampa che aveva la cornice delle proporzioni che interessavano a me. Sul vetro ho posizionato dello scotch carta per delimitare l’area da dipingere. Con un pennello mediamente grande a setole morbide e fini (quello da decoupage per intenderci) ho steso della vernice per lavagna. Ho lasciato asciugare una giornata e il giorno dopo ho passato la seconda mano.

La sera era asciutta, così ho eliminato lo scotch carta e con un pennarello di gesso liquido ho realizzato la mia illustrazione…

Perché questa data? E cosa sono queste scritte? Il 13 dicembre del 2014 è il giorno nel quale io e Michi ci siamo sposati, una delle giornate più belle ed importanti della mia vita, per dare i nomi ai tavoli avevamo deciso di usare le canzoni che avevano raccontato nel corso degli anni la nostra storia, le stesse canzoni le abbiamo messe nella playlist che ci ha fatto ballare per tutta quella splendida giornata… ecco il senso di quella scritta, di quella data e di quel disegno.

Il bello di questo”quadro” è che può cambiare tutte le volte che vuoi pur restando sempre lo stesso… Questo per me vale il tentativo!

Spero che l’idea vi sia piaciuta!

Un abbraccio, Sara.

RIFLESSIONI – Ma tu, ce l’hai un’idea?

“Ma tu, ce l’hai un’idea?                                                                                                                                                                                                                                          dai, un’idea originale,                                                                                                                                                                                                                                               non di quelle che trovi sul giornale!
o te le dà il partito…
non perché la ascolti
da uno in televisione,
non perché la senti in una canzone.
un’idea tua,
pensata da te, artigianale
come non si fa più. 
Dai che lo so che ce l’hai,
dai che la vendiamo, dai!
è il momento: non le ha nessuno,
fan tutti finta, son disperati,
tiran fuori bauli usati
con le idee degli anni venti
e dicon che son nuove e intelligenti.
e dai che ce l’hai…”
                                          Stefano Benni

Oggi avevo voglia di condividere un pensiero.

Non è indispensabile avere sempre qualcosa da dire, specie se il tuo pensiero è inconsistente, impalpabile e soprattutto inutile.

Viviamo nell’epoca della condivisione a tutti i costi, bisogna sempre tenere aggiornate le persone rispetto a quello che si sta facendo, quello che si sta mangiando, quello che si sta provando, quello che si sta vivendo. Questo avviene a qualsiasi grado della scala sociale nella quale siamo inseriti, che tu sia un utente privato di Facebook oppure che sia la blogger più “TOP” degli ultimi dieci anni. Non credo ci sia qualcosa di male, lo faccio anche io e, sorpresa… I LIKE IT! Ma perché farlo anche quando non si ha niente da dire?

In questo periodo di boom dei social (penso a YouTube che è in assoluto la mia piattaforma preferita) in tantissimi hanno sentito il bisogno di piazzarsi davanti ad una telecamera e condividere. Bene, BENISSIMO! Ma non credi che in questo mare di gente che propone “cose”, parla di “cose”, istruisce su “cose” sarebbe anche il caso di sforzarsi di proporre contenuti più interessanti di quelli che ci stanno intasando il computer ultimamente?

Lo dico in tutta onestà, da fruitrice sono un po’ stanca di vedere sempre gli stessi video, dove gente si riprende in macchina, mentre fa la spesa, mentre si trucca, mentre si strucca, mentre fa le pulizie… Sei uguale a mille altre, perché io dovrei decidere di dedicare il mio tempo proprio a te?!

Sia chiaro che sto facendo un mea culpa, perché sebbene io critichi questa omologazione dei contenuti ne faccio anche parzialmente parte. Questa cosa mi sta dando molto da pensare, perché in effetti non trovo “sbagliato” condividere un po’ di frivolezze… Quello che mi fa imbestialire è la poca cura nel presentarle. Vuoi fare un video sui tuoi acquisti ai saldi? OTTIMO! Ma fallo bene! Dedicaci del tempo, della cura… Presta attenzione alle luci, all’inquadratura. Scegli con cura le parole che usi e se proprio una non ti viene, spegni la telecamera, PENSACI, valla a cercare e poi riaccendi la telecamera e mostra a chi ti guarda che ci hai speso del tempo e che dai importanza anche al SUO di tempo, quello che ha deciso di dedicare a te, proprio a te!

So che le mie sono parole bacchettone, ma in questo particolare momento storico mi sento di dire che la differenza la faccia proprio questo: la cura.

Un abbraccio un po’ polemico 🙂

Sara